28 Aprile 1794

Il 28 Aprile 1794 il popolo di Cagliari insorgeva per difendere due avvocati sardi dall’arresto comandato dal viceré piemontese. Da quell’episodio nacque una rivolta generale e la Sarda Rivoluzione.

Quello che seguì fu l’autogoverno dei sardi sulla Sardegna, un governo in cui gli Stamenti agirono come veri e propri parlamenti e avviarono diversi tentativi di riforma istituzionale che cercavano di venire incontro alle esigenze di una società che cambiava e che guardava alle istanze di rinnovamento provenienti dal resto d’Europa, prevalentemente dalla Francia dove andavano compiendosi alcune delle idee illuministiche attraverso la rivoluzione.

Tra queste riforme era stata anche la concessione a rappresentanti del popolo cagliaritano di partecipare ai lavori degli Stamenti, permettendo alle masse popolari di compartecipare alla gestione della cosa pubblica in qualche misura.
Quella rivoluzione rimase incompiuta. Sconfitta l’ala reazionaria a Cagliari e Sassari, molti dei riformatori non vollero seguire le conseguenze dell’opera che avevano iniziato. Mentre Angioy e i democratici proponevano un quadro di riforma istituzionale radicale e l’abolizione del feudalesimo con l’acquisizione dei diritti feudali attraverso un equo compenso ai feudatari, i riformatori “ravveduti” (come vennero ironicamente chiamati), per timore di una riforma radicale si riproponevano una piattaforma che mirava solo a dare all’élite sarda qualche ruolo limitato nell’amministrazione della Sardegna. Una piattaforma, quella dei ravveduti, che è stata definita autonomista e che aveva ormai perso ogni funzione e slancio.




Quella rivoluzione rimane un cammino non portato a termine, un nodo non sciolto. Ma questo fallimento non era inevitabile, non era predestinato e non era nella logica delle cose. Questa ricorrenza dovrebbe fornirci la consapevolezza che allora si sarebbe potuto fare. Si sarebbe potuto avviare una riforma istituzionale che avrebbe concesso maggiore libertà e prosperità alla nazione sarda. Si sarebbe anche potuto fondare una repubblica, come alcuni dei rivoluzionari democratici proponevano. Si sarebbe potuto fare tutto questo ma le contingenze e le scelte di alcuni hanno determinato l’interruzione di quel cammino.
Si sarebbe potuto fare allora, e questa giornata dovrebbe ricordarci che di fronte ad altri punti nodali della storia, potremo fare di nuovo, avremo di nuovo la responsabilità delle nostre scelte.

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